La Polonia e il mondo festeggiano la cucina italiana, ed io con loro

Lo sapete che esiste la settimana mondiale della cucina italiana? Probabilmente no, perché grazie alle nostre mamme e le nostre nonne siamo così abituati a mangiar bene che non ci pensiamo mica a quanto siamo fortunati!

Ed è proprio questo il motivo per cui, dal 20 al 26 novembre, sono stato in Polonia. Ho portato un po’ del nostro sapere e delle nostre tradizioni in giro per Varsavia, passando per ristoranti, una scuola di cucina ed anche una trasmissione televisiva.

In una settimana ho partecipato a quattro cene in quattro ristoranti diversi, con menù personalizzati in base alla serata e allo stile del locale.

Al ristorante Flaminia la cucina italiana è davvero parte della ristorazione: il proprietario infatti, di origine polacca, ha trascorso 30 anni in Italia e, quando è tornato nel suo paese natale, ha messo in valigia anche qualcosa della nostra cucina. Per lui ho creato un menù semplice: antipasto di salumi e formaggi italiani, seguito da un primo di bucatini con acciughe e capperi; come secondo un tortello di zucca mantovana su crema di parmigiano e, per finire, una torta di nocciole con zabaione caldo e salsa di ribes.

Sulla lista degli invitati del Marriott Hotel invece, figuravano nomi importanti di food blogger e reti televisive locali, per cui ho alzato un po’ il tiro. Ho arricchito il classico antipasto italiano con una battuta al coltello di vitello piemontese, e ho raddoppiato il primo, servendo una zuppa di zucca con gorgonzola, castagne e farro ed un raviolone a base di ricotta e spinaci, con una crema di parmigiano reggiano e pistacchio di bronte. A seguire, filetto di vitello con carote al burro e crema di prezzemolo e, infine, ho voluto rendere omaggio a Torino e al gianduiotto, con una mousse di cioccolato e nocciola.

Ma che settimana mondiale della cucina italiana sarebbe senza pizza? Al ristorante Pizza Calabria ad impastare c’è del personale italiano, scelto appositamente dal proprietario, e che sa bene quali sono i sapori tradizionali e gli ingredienti giusti per una pizza italiana al 100%, anche lontano da casa.

Insieme a loro ho preparato un giro pizza di cinque varietà diverse: marinara, margherita, crudo e rucola, bufalina e siciliana. Gusti semplici, ma che ci rappresentano a pieno!

E non poteva mancare una serata dedicata al risotto. Una doppia proposta per il ristorante Pasta Fresca: un risotto al gorgonzola e crema di peperone ed uno alle carote, servito con una carota al burro e un pesto di rucola.

Ma il mio impegno da ambasciatore della cucina italiana non si è limitato alle cene!

Ho tenuto infatti delle lezioni a tema nella scuola di gastronomia E. Pijanowskiego, uno degli istituti alberghieri più antichi di Varsavia, per insegnare ai giovani cuochi polacchi i segreti della cucina italiana. Nelle diverse giornate, abbiamo visto come preparare un intero menù, dalla prima portata fino al dessert, senza dimenticare anche una variante vegana del secondo.

L’ultima lezione l’ho tenuta persino in tv. Ospite, per il secondo anno, della trasmissione del canale TVP Pytanie na sniadanie, ho dato ai telespettatori qualche consiglio su come evitare i classici errori quando si vuole cucinare italiano.

Fuori dall’Italia infatti, in pochi rispettano la giusta preparazione dei nostri piatti: li modificano in base ai loro gusti e agli ingredienti reperibili, ma così facendo li stravolgono e non possono nemmeno più dire di mangiare italiano. Ad esempio, la carbonara viene riempita di qualsiasi cosa, come panna o speck, quando noi sappiamo che la ricetta tradizionale vuole uova e guanciale. O, peggio ancora, la famosa pizza con l’ananas: conosciuta come Pizza Miami, già dal nome è chiaro come non sia una nostra invenzione, eppure in molti sono convinti di mangiare una pizza tipicamente italiana quando la ordinano al ristorante. La mia missione è stata quindi svelare tutti questi errori e difendere a spada tratta le nostre ricette.

Con eventi a tema in tutto il mondo, sono contento di aver fatto la mia parte per portare in giro la nostra tradizione culinaria. Tutti gli incontri, le cene e le lezioni sono state organizzate dall’Istituto Italiano di Cultura e, grazie all’ospitalità e al calore della gente, mi sono sentito come a casa.

Una bellissima esperienza, che mi ha permesso di far conoscere la nostra cucina e sfatare alcuni miti, come quello degli spaghetti alla bolognese, che in realtà neanche esistono perché questo è il condimento tipico delle tagliatelle. Quando si insegna però, c’è sempre spazio anche per imparare e il dialogo con culture e cucine differenti è un buon modo per arricchirsi.

In attesa della settimana della cucina italiana del 2018, mi godo il ritorno a casa, dalla mia famiglia e al mio amatissimo caffè!